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Inaugurazione Galleria Comunale dell'Acquerello

Domenica 2 Settembre alle ore 11 nel Palazzo Comunale di Montà. 

Domenica 2 Settembre 2018 alle ore 11 presso il Palazzo Comunale in p.za San Michele 3 a Montà (Cn) verrà inaugurata la GALLERIA COMUNALE DELL’ACQUERELLO, da un'idea di Adelma Mapelli.

Seguirà rinfresco.

Visualizza le opere in anteprima: https://www.flickr.com/photos/161171207@N06/albums/72157690029443734  


Montà e l’acquerello nel Roero: un percorso durato dieci anni, un successo per domani

Tutto iniziava nel settembre del 2007. In quei giorni un giornale locale scriveva: “Proseguendo nella volontà di creare a Montà d’Alba il primo museo italiano dedicato alla tecnica dell’acquerello, il Comune invita ad esporre artisti di livello, proprio per promuovere il paese quale culla della pittura e innescare il meccanismo virtuoso per il quale esso, negli anni, venga naturalmente riconosciuto come tale”. Una proposizione, un avvio, mentre erano sindaco Silvano Valsania e assessore alla cultura Dory Barbero. L’idea, formulata, forgiata, covata a lungo in una mente piena di guizzi e di decisioni, era in piena totalità di Adelma Mapelli, pittrice torinese ma montatese d’adozione, capace nella sua lunga carriera di essersi con sicurezza avvicinata a qualsiasi tecnica pittorica, il disegno, l’acrilico, il pastello, l’olio naturalmente, le tempere, l’ecoline, e di averla con altrettanta sicurezza frequentata, ma di aver lasciato un posto speciale a quell’arte, l’acquerello, cui già, in epoche diverse, s’erano interessati Dürer e Canaletto, Monet e Picasso, Cézanne e Folon, Turner e Morandi. Ovvero l’idea di riaffermare sul territorio quel settore artistico che in Italia troppo spesso s’è travestito da Cenerentola mentre altri - l’olio sopra tutti, innegabile - s’innalzavano a ruoli di prim’ordine, la volontà di far conoscere al grande pubblico le difficoltà e la bellezza e la signorilità - sperimentate assai meglio nei paesi del Nord, in Inghilterra in particolare - di quella tecnica che, come ebbe a sottolineare Cinzia Tesio, storico dell’Arte, è “retaggio di elevato livello di un autore nonché evidente dimostrazione della sua capacità di esprimersi e di usare mescole e pennelli”. Parole usate proprio in quell’occasione, in quell’inaugurazione della personale dell’artista, nella chiesa di San Michele che per i successivi dieci anni sarebbe stata un po’ la propria casa, l’atelier e il pensatoio entro cui scovare le più differenti associazioni e raccoglierne gli artisti, il piacere di ritrovare nuovi impulsi anche in altre regioni italiane, mettere a confronto felicemente scuole e correnti e soggetti che nulla, all’apparenza, potevano avere in comune. E “L’inedita ricerca” aveva intitolato Mapelli quel primo appuntamento - in un settembre che nella cittadina del Roero, durante la 43a Sagra “Nel miele e nel vino”, allineava il premio letterario Cocito, balli e concerti, passeggiate notturne e corse podistiche, cene a tema e spettacoli teatrali, rievocazioni storiche (il processo alla masca Fiorina era d’obbligo) e informali conversazioni sulla condizione delle donne nelle campagne del XVII secolo, si riusciva a far posto anche alla pittura -, dove in quell’aggettivo suonava senza mezzi termini la consapevolezza di un sentiero lì mai percorso, sconosciuto, colpevolmente mai ricercato.

Si aprì all’indomani la lunga concretizzazione di un progetto che sarebbe dovuto poggiare sulla lungimiranza delle autorità cittadine, capaci di saper costruire con il passare degli anni un Museo dedicato nella unicità delle proprie scelte all’acquerello, con l’impulso fattivo di Mapelli - con la sua passione, con la sua caparbietà, con i suoi affetti - che ad ogni settembre avrebbe invitato ad esporre sotto la volta di San Michele un gruppo di artisti, italiani e no, già certo conosciuti e apprezzati in ambito non esclusivamente piemontese, con l’impegno a lasciare al Comune, a mostra terminata, un’opera ciascuno, nucleo primo e sempre maggiormente infoltito di quella vera e propria Pinacoteca che, ospitata nei corridoi e nelle sale del Comune, visitabile gratuitamente a tutti durante gli orari di apertura degli uffici o con visite guidate, a pagamento, raccoglie oggi un’ottantina di acquerelli. Un elemento che va ad arricchire, nella bellezza e nelle suggestioni del territorio, le già innumerevoli iniziative che circolano, con una chiara ricaduta culturale ed economica per l’intero Roero, anche nella visione di un nuovo turismo. E, sia detto con viva soddisfazione, un recupero, altrettanto culturalmente, rilevante, che andrà in futuro a esplicarsi nel valore che la collezione, ancor più accresciuta da nuove proposte e da auspicabili lasciti, verrà ad acquistare.

“Caratteristica di un buon acquerello è l’estrema “leggerezza” rappresentativa e la sua immediatezza espressiva, che per l’appunto, dal Rinascimento in poi, divenne strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri e delle grandi opere”, così ancora Cinzia Tesio. Una leggerezza, una robustezza interpretativa, una poesia e un elencarsi di forme intrise di perfetti effetti cromatici e di luci e di ombre sparse sulla carta con l’inventiva dei maestri, una classicità ma anche una attualità e una sperimentazione che si avvicendavano con sapienza, le vigne del Roero e gli altri angoli del territorio, i giochi e le forme femminili, i visi e le maschere, i grandi mazzi di fiori e le nevi che d’inverno imbiancano i campi, le brume e le barche sull’acqua, le vaste piazze assolate e le nature morte e i grandi portoni ombreggiati d’edera: tutto questo, e molto altro ancora, oggi svelato nella collezione permanente, ha ritrovato Mapelli grazie ai suoi amici espositori, grazie all’offerta delle loro opere. Perché negli anni si sono susseguite le esposizioni degli allievi (2009) che hanno frequentato la sua scuola - bisognava pur iniziare, in qualche modo! -, poi (“Sulle orme del futuro”, 2010) la partecipazione dell’associazione torinese “Arte Città Amica” diretta da Raffaella Spada, l’anno successivo alcuni componenti  dell’associazione Acquerellisti A.I.A. di Milano (“Il Sogno è realtà”); e poi ancora “Bagliori di speranza”, nel 2012, con gli artisti dell’associazione di Susa che fa capo a Maria Antonietta Claretto, la presenza di “Percorsi d’Arte” di Massanova, in provincia di Lucca (“Lo sguardo dell’aurora”, 2013), quella delle “Amiche di Alessandria” con una mostra spiritosamente intitolata “50 ma non li diMostra” (2014). Dopo una parentesi tutta fotografica (“Hallzapoppin’”, 2015), gli ultimi appuntamenti hanno visto la partecipazione di otto artisti (Maria Giulia Alemanno, Ines Daniela Bertolino, Anna Borgarelli, Roberto Andreoli, Beppe Gallo, Rosa Quaglieri, Claudio Casella e Adelma Mapelli) all’interno di “L’Arte, dal paese delle rose in viaggio verso il Roero” (2016, con l’apporto dell’associazione “Forme e colori” di Bossolasco) e quella di Ingrid Mijich, Anna Maria Palumbo, Andreina Bertolini, Vittoria Piccioni, Anna Nobile, Giovanna Sannazzaro, Roberto Andreoli, Ines Daniela Bertolino, Sandro Lobalzo, Nazarena Braidotti, Gianfranco Naretto, Lucia Curti, Maurizio Rossi e Adelma Mapelli nel 2017 all’interno di “Acquerelli nel tempo”.

Insomma, sono trascorsi dieci lunghi anni. Un lungo percorso. Un’idea che ha preso forma. Un palazzo comunale che si trasforma in sede museale, un successo che sta a testimoniare in questa estate la solidità del progetto, la verità che gli è da sfondo, l’efficacia dei presupposti e dei risultati. Quello che molti, qualcuno forse con qualche leggera perplessità, in quei primi giorni, perché negarlo?, auspicavano, è oggi, sotto la guida di Giuseppe Costa sindaco e di Silvano Valsania e Dory Barbero assessori alla Cultura, nato con la ufficializzazione della macchina comunale, sotto gli occhi di tutti, prezioso, notevole in quel confronto che lo porrà quotidianamente di fronte al confratello che ha giocato d’anticipo di pochissimi mesi a Fabriano, un eccellente patrimonio - ogni quadro è stato fotografato e immesso su un’apposita Pagina Web, e sarà arricchito della biografia dell’autore -, simbolo ed eccellenza di una terra che nella sua vivacità ha ancora molto da dimostrare.

 

Elio Rabbione

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